giugno 09, 2020

Bella l'estate educativa

Scocca mediamente più tardi, quest’anno, l’ora “x” di grest, cres, centri estivi in oratorio. Causa Covid-19 e relative disposizioni sanitarie, le parrocchie si sono dovute sobbarcare un onere imprevisto e pesante. Ma tante non si sono arrese e hanno cercato il modo di adattare campetti, piazzali e saloni “aperti per ferie” all’ombra del campanile, con una encomiabile vitalità merito dei parroci, degli educatori più esperti e degli animatori adolescenti, che possono trovare un valido diversivo ai vagabondaggi in scooter da un muretto al bar o a quelli telematici da un cellulare ad un social network. Anche se l’offerta, per dirla in termini di mercato, sarà minore delle annate scorse, per ovvie ragioni, le settimane estive restano un momento strategico per la pastorale ordinaria, e un ristoro per tante famiglie esauste dopo tre mesi di lezioni a distanza. Quale immagine di Chiesa sanno trasmettere le nostre comunità parrocchiali in questo sempre atteso e quest’anno strano cambio di stagione? Un sembiante fiacco, distratto? O invece il loro volto più popolare e dinamico? La differenza è fatta dalla qualità degli educatori e, allargando la prospettiva, dalla capacità della comunità intera di sentirsi “educante”. Questi giorni offrono occasioni propizie per testimoniare un’accoglienza che non guarda all’etnia, alla “fedina ecclesiale” o allo status sociale di chi chiede aiuto alla “sua” parrocchia. Di più: attraverso la preghiera, il gioco, i canti, gli spettacoli essi rappresentano un concentrato di amicizie, di relazioni che aiutano a crescere, di semi di Vangelo. Un valore educativo che resiste alla prova del tempo.


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