dicembre 24, 2020

Presepe virente

Quest’anno ho provato ad immaginare di fare un presepe diverso dal solito, se è vero che dev’essere un segno dei tempi che si vivono e parlare agli occhi più di qualsiasi bel cesto natalizio. La mia testa si è messa subito al lavoro: innanzitutto ho pensato di allestirlo in una parte ben aerata della casa, tipo la loggia, anche perché lì fa realmente un bel freddo in dicembre.

Limitarmi a preparare delle mini-mascherine in plastilina da applicare sul volto alle storiche statuine mi sembrerebbe troppo banale, soprattutto per non far stare male quelle che magari soffrono di Santaclaustrofobia. Preferisco piuttosto ridurre le presenze sulla scena di Betlemme. Parlerò con i pastori più anziani per convincerli a rimanere negli scatoloni e agli altri dirò di starsene ben distanziati per non creare assembramenti, per lo meno fino a quando non ci sarà la benedetta immunità di gregge. E che se le loro pecore si dimostrassero recalcitranti alle direttive o facessero troppo confusione con i loro belati, con il rischio di non far dormire la Santa Famiglia, mi vedrei costretto mio malgrado a liberare un lupo per riportare un po’ d’ordine.

Per la scenografia, prevedo di collocare qua e là tra il muschio degli alberghi inospitali che espongono sulla porta il cartello: “Non si accettano bonus vacanze”. Sarà un bella complicazione anche igienizzare ogni giorno la mangiatoia: so già che l’asino s’intestardirà a voler fare come gli anni scorsi e poi il bue è veramente imbranato con tutto ciò che riguarda il vaccino.

Un problema non semplice sarà convincere a prenotare le visite i tanti curiosi che vogliono vedere il Bambinello: già li vedo con i loro cellulari, pronti a scattarsi un selfie davanti alla capanna. D’altra parte se si saranno regolarmente registrati con l’app del momento, in base al Dpcm di Cesare Augusto che ha ordinato il censimento, non potrò certo mandarli indietro.

Ma la seccatura peggiore sarà, temo, controllare le provenienze sospette da Oriente: non vorrei mai che i magi venissero bloccati alla frontiera e mi sentirei più tranquillo se per tutti i migranti ci fosse l’obbligo di sottoporsi al tampone. Conosco da lunga data Baldassarre, Gaspare e Melchiorre e credo che se anche dovessero pagarsi l’esame rinofaringeo non se ne risentirebbero: sono persone d’oro e non si sentirebbero prese di mirra; essendo dei re, inoltre, sono messi bene in censo. Oltretutto garantirebbero loro sulla tracciabilità dei cammelli e accetterebbero di buon grado di trattenersi per una visita lampo, praticamente una meteora, anche se loro hanno sempre sostenuto di rifarsi a una cometa.


(Un estratto natalizio dal nuovo "Battutario casa e chiesa")

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