marzo 09, 2021

Sfogo letterario spiritoso

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Sul mensile "Stampa Reggiana" di febbraio 2021 l'intervista di Isabella Trovato spazia su "Covid, Chiesa e lockdown" a partire dal “Battutario casa e chiesa”. Due pagine intitolate Diario spiritoso della ‘prigionia’ e presentate con questo sommario: "Edoardo Tincani, direttore del settimanale cattolico reggiano La Libertà e autore di libri, racconta la sua ultima pubblicazione: «È stato uno sfogo letterario, umoristico si capisce. La seconda parte del libro, invece, lascia il posto a battute alla rinfusa e raccontini religiosi»".

Ecco il testo completo dell'intervista.

 

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Edito da Consulta librieprogetti è stato pubblicato il “Battutario casa e chiesa” di Edoardo Tincani, giornalista e già autore di altri libri, direttore del settimanale La Libertà e del Centro Comunicazioni sociali della diocesi di Reggio e Guastalla nonché Capo Ufficio Stampa.

Una raccolta di racconti e riflessioni sull’esperienza di vita legata al Covid nel suo sviluppo anche nell’ambito della propria famiglia. Un volume che possiamo definire ‘saggio di stile’, fatto di brevi capitoli dove il passaggio tra la riflessione, l’umorismo e la rielaborazione del vissuto viaggiano di pari passo rendendo leggera la lettura non senza spingere a sua volta il lettore in una sorta di introspezione sulla propria esperienza individuale.

Si passa di capitolo in capitolo, iniziando il viaggio della lettura già degli stessi titoli, sintesi estreme di realtà vissute e restituite alla collettività.

Il libro si apre con la presentazione di Mons. Massimo Camisasca, vescovo della Diocesi di Reggio e Guastalla.

 

 

Edoardo, un saggio dal titolo “Battutario casa e chiesa”: potremmo definire questo tuo lavoro come un grande racconto per capitoli del tempo del lockdown?

Io lo definirei un effetto collaterale del confinamento! Non mi unisco al refrain che recita “Con il lockdown ho avuto più tempo per riflettere e per scrivere” perché a me non è andata così. Nella mia professione giornalistica, che in gran parte consiste nell’ascoltare persone, leggere e digitare testi, ho vissuto un’impennata di richieste, con lo streaming che a un certo punto è diventato un idolo. Così, sotto un’etichetta bugiarda che diceva “smart”, ho finito per lavorare molte ore in più, ore che le tecnologie hanno solo reso più stressanti e noiose di prima. Allora per distrarmi mi sono messo a guardare in casa mia per studiare le mutazioni che il periodo-Covid stava causando in me e nei miei affetti più vicini, o forse dovrei dire congiunti, non ho ancora capito. Come tutti abbiamo ricevuto un danno, che rifonderemo a rate: tenendo un diario spiritoso della prigionia almeno ho rivolto la beffa anche verso “terzi”. È stato uno sfogo letterario, umoristico si capisce. La seconda parte del libro, invece, lascia il posto a battute alla rinfusa e raccontini religiosi perfino demenziali.

 

Nelle pagine del tuo libro abbiamo imparato a conoscere anche la tua famiglia, compreso il gatto. Dal tuo punto di vista ci lascerà anche qualcosa di positivo questa emergenza che da un anno ormai stiamo vivendo?

Il gatto di famiglia è l’unico che da quando circola il virus non ha mostrato segni di squilibrio: Happy di nome, lo è rimasto anche di fatto. Circa gli insegnamenti positivi, ci sono scaffali di retorica a cui potrei attingere, ma preferisco rispondere come suggeriva Lucio Dalla: “Telefona tra vent’anni”… e allora forse ti saprò dire. Ne usciremo migliori o peggiori? Questo è il quiz più diffuso negli ambienti di Chiesa, che vivo h24, estrapolando come spesso accade una frase di Papa Francesco a mo’ di slogan. In sé e per sé credo sia una banalità, né più né meno di “andrà tutto bene” della prima ora. La parte più scomoda da accettare è che il cambiamento passa da noi. Ma il problema più macro è che dobbiamo ancora uscire dalla crisi, che non è finita e ha tempi imprevedibili. Personalmente credo che a ogni giorno basti la sua pena: talvolta mi corico migliore di ieri, molte altre volte arrivo a sera che mi trovo spiritualmente impresentabile.

 

Tra i titoli dei capitoli ce ne sono alcuni che immortalano determinate realtà. Mi riferisco ad esempio al titolo “Inizio danno scolastico”. Oggi, 365 giorni dopo la prima chiusura di tutte le scuole, si paga il prezzo di una ‘scuola diversa’, dal ricorso agli psicologi per gli studenti alle esplosioni di aggressività. È questo il danno?

L’adozione scriteriatamente prolungata della didattica a distanza ha aumentato la distanza dalla didattica. I più penalizzati sono gli studenti che non dispongono di strumentazioni informatiche e di connessioni adeguate. Ma per tutti il danno è stato psicologico e sociale: abituarsi a contare ancora di più sul proprio io digitale piuttosto che sulla presenza fisica e vigile dei docenti e sulla comunità sempre provvidenzialmente eterogenea della classe. Solitudini di una generazione che per paradosso è nata “social”. Parlando di scuola, mi viene in mente che uno dei miei compagni di banco a ragioneria – sportivo e diversissimo da me, che avevo la reputazione del secchione affidabile e quasi irreprensibile - è stato per me una spalla fondamentale per praticare le battute e le imitazioni ‘sotto banco’: abbiamo realizzato insieme vignette comiche, sproloqui a uso interno oppure i versi da antologia della “Penosa Commedia”, con i professori suddivisi nei vari gironi e condannati secondo i difetti di ciascuno. Siamo perfino stati separati con minaccia di espulsione dall’aula per gli spasmi sussultori che coglievano lui o per i coloriti paonazzi che venivano a me a forza di trattenere le risate. Esperienza fantastica, che oggi, davanti a un portatile per cinque/sei ore, penso avrei vissuto a pezzetti e con pochi stimoli. I lati brutti della situazione oggi sono due: il primo è che questi due anni scolastici di relazioni compromesse comunque non tornano più, perché l’università o il mondo del lavoro sono tutta un’altra cosa; il secondo è che non sono pochi i docenti ma pure i genitori convinti che invece questo metodo ‘moderno’ sia valido e debba perciò sopravvivere al Covid. Fosse per me, farei fare domattina il vaccino anti-Dad a tutti i minorenni. Ma temo dovremo conviverci a lungo.

 

Vacanze a-mare, Ti conosco 'mascherina', Fuori fase, Impunità di gregge e ancora Inizia la no-vida fino alla citazione cinematografica Amarcovid. Mi fermo qui per non svelare troppo. Questi sono altri titoli da te scelti. Basta leggerli e subito si innescano riflessioni perché in un solo titolo racconti interi periodi di vita. Cosa ha rappresentato per te scrivere questo saggio e come sei arrivato a questi titoli?

Amo i titoli perché sono un esercizio di sintesi. Come dici tu, a volte riassumono un fatto di costume o un’intera stagione dell’attualità, che poi è la nostra vita. E se scrivo di me o di cose che conosco bene mi piacciono parecchio i giochi di parole e i doppi sensi. Quando sono alla scrivania del giornale diocesano vengo ogni tanto fulminato da titoli spassosi che sono costretto ad autocensurare. Poi che dire… mi fa sorridere anche che tu definisca “saggio” il mio piccolo libro. Può essere chiamato saggio un testo leggero e forse anche un po’ stupidino? Ai lettori la sentenza.

 

La presentazione di questo volume porta la firma del vescovo di Reggio e Guastalla, Massimo Camisasca. Sua Eccellenza sin dagli inizi si è affacciato sulla scena reggiana come persona di elevata cultura. In questo caso sembra sposare anche il taglio umoristico che tu dai ai tuoi scritti…

Come i buoni padri, don Massimo è molto comprensivo! Ha accolto di buon grado anche questa mia scorreria tra le battute “casa e chiesa”, così come le canzoni che di tanto in tanto scrivo con amici musicisti… D’altra parte l’arte della parola, di cui Camisasca è un maestro, è bella perché è varia: non solo editoriali e approfondimenti, ma anche invenzioni, racconti, liriche… “Oggi c’è un bisogno enorme di umorismo nella nostra società e nella Chiesa”. Questo l’ha scritto lui, non io.

 

Ci aspettiamo un “Battutario” 2?

Chi lo sa! Far ridere sta diventando sempre più difficile; diciamo che la frammentazione e l’individualizzazione del tempo libero non aiutano: ognuno guarda la sua serie sul suo telefono e poi magari ne chatta con altri a distanza, mentre cinema e teatri sono tristemente chiusi da troppo tempo… Comunque il senso dell’umorismo è innato, quindi prevedo che prima o poi riemergerà, magari insieme alla mia parte più anticonformistica. D’altronde anche pubblicare un battutario in piena pandemia è controcorrente…

 

(dal mensile Stampa Reggiana anno XVIII numero 2 di febbraio 2021, intervista di Isabella Trovato)


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