aprile 07, 2021

"La Libertà"? Sul pezzo

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Due chiacchiere: è una formula sempre valida che, in questo caso, può farci conoscere più da vicino il mondo che si cela dietro le pagine del settimanale diocesano La Libertà, specialmente se a parlarne è lo stesso direttore Edoardo Tincani.

Risponde con piacere alle domande che gli rivolgo, e il tono di voce caldo e acceso mostra tutta la passione profonda per il suo lavoro: “Non è così comune avere uno scambio su La Libertà”.

L’intervista, oltre a fare il punto della situazione, è l’occasione per tracciare un po’ di storia del giornale e la funzione che esso svolge in ambito diocesano, fra sfide e adattamenti alle istanze della contemporaneità, in un campo complesso come quello della comunicazione.

Edoardo, da quanto tempo sei direttore de La Libertà?

Dal 2004, dopo che monsignor Giancarlo Bellani, il precedente direttore dal 1975 al 2003, mi ha passato la guida.

Ad oggi, quanti abbonati conta il settimanale, tra chi è fedele al formato cartaceo e chi ha scelto la versione digitale?

Gli abbonati complessivi sono oltre 3.500, di cui circa 3.000 per il cartaceo e 500 per l’edizione digitale; questi ultimi comprendono anche quanti ricevono, tramite e-mail, il giornale in formato pdf, che non è propriamente quello che si intende per edizione digitale.

Da alcuni anni inoltre La Libertà è presente nelle edicole del territorio diocesano, con 400 copie alla settimana. La tiratura settimanale è dunque intorno alle 4.000 copie.

Un abbonato, anche al digitale, può leggere tutti i contenuti del sito laliberta.info?

Sì, mentre per i non abbonati la lettura è solo parziale. Qualche utente, anche a distanza di tempo, acquista sul sito il singolo numero settimanale in formato pdf. È una forma di edicola digitale. Per lo più le persone oggi si orientano verso l’abbonamento.

Siete presenti sul web dal 2004: è stata una decisione pianificata?

Il sito è nel web dall’autunno 2004, registrato come testata giornalistica online. Aveva avuto un primo restyling nell’ottobre 2012.

Nei mesi scorsi abbiamo operato un vero e proprio rinnovamento del dominio laliberta.info, visibile dal 22 gennaio 2021. La parte social – video, podcast, Instagram eccetera – è stata integrata al giornale e potenziata con nuove idee.

La versione digitale del giornale risale al 2014. Ci spieghi qualcosa sul funzionamento?

La volontà di avere una versione digitale del giornale è stata la risposta a un’evoluzione del mercato editoriale, alla quale ci siamo adeguati, operando le medesime scelte di altri giornali, anche cattolici, di dimensioni medio-grandi.

Oggi tramite abbonamento digitale proponiamo la stessa edizione sfogliabile, ma con l’aggiunta di contenuti multimediali e anche la possibilità di consultare l’archivio, quindi le annate passate.

Si può fruire da computer fisso o, scaricando l’app gratuita, da cellulare o tablet, tramite accesso con credenziali.

Abbiamo poi previsto un pacchetto di abbonamento chiamato Plus, economicamente meno costoso dell’abbonamento digitale: è una soglia intermedia tra ciò che è free, ossia i contenuti liberi per tutti, e i contenuti a pagamento che riserviamo ai nostri utenti. Attualmente stiamo riscontrando una crescita sia di abbonamenti digitali al giornale che al sito.

La redazione si è posta qualche obiettivo? E in tal caso, pensi sia stato raggiunto?

Per quanto riguarda l’online, gli obiettivi vengono rivisti periodicamente.

Il fatto che quest’anno abbiamo rinnovato completamente il sito vuol dire che non eravamo completamente appagati dalla situazione precedente.

Le soluzioni digitali cambiano velocemente, il sito oggi è sempre più spinto verso l’interconnessione tra i vari canali. Pubblichiamo quotidianamente articoli e contenuti che possono essere video, audio, immagini o testi, anche diversi da quelli che saranno inseriti nel settimanale stampato.

L’obiettivo principale era rendere questo portale non solo comodamente accessibile, facilmente navigabile, ma anche molto ricco e vario, per rendere soddisfacente l’esperienza dell’utente.

Il tipo di pubblico cambia?

Il pubblico oggi ha gusti molto differenziati: alcuni vogliono vedere sul sito un approfondimento di quanto letto sul giornale cartaceo, magari cercando le foto di un evento, altri vogliono rivedere una puntata del format Vangelo e vita, prodotto dal Centro Comunicazioni sociali della Diocesi, altri ascoltano i podcast… Quindi il sito non è la fotocopia del giornale, ma piuttosto un arricchimento e una compagine ancora più estroversa, soprattutto attraverso i social network, che fanno conoscere la bellezza della Chiesa a un pubblico più giovane.

Più che un settimanale, La Libertà è diventata un quotidiano?

In un certo senso sì. L’aggiornamento per definizione è quotidiano, quindi effettivamente tutti i giorni pianifichiamo contenuti, documenti e curiosità.

Gli obiettivi vengono verificati anche monitorando i dati di accesso al sito; senza farne un idolo, in quanto il primo compito della redazione è svolgere un servizio informativo per la diocesi.

L’analisi ci serve però per vedere e capire cos’è più gradito al nostro pubblico e che cosa possiamo migliorare in termini di qualità e di tempestività. Siamo arrivati di recente a contare oltre 10.000 utenti unici in un giorno solo.

A proposito di social network, ci parli meglio del rapporto fra social e settimanale?

Da molto tempo gestiamo un canale YouTube, La Libertà Tv, che nell’ultimo anno, a causa della pandemia, ha registrato un’impennata di accessi e iscritti, proprio per una maggiore richiesta di streaming.

Su questo canale trasmettiamo sia eventi in diretta web e tv – solo nella Settimana Santa sono in programma tre liturgie – che video e programmi registrati dal team redazionale o da nostri collaboratori.

Il settimanale La Libertà ha anche la sua pagina Facebook, con circa dieci post quotidiani, il profilo Twitter, dove il pubblico è più elitario ma cerca specialmente opinioni: anche qui facciamo quotidianamente più di un lancio e ritwittiamo altre notizie dell’universo cattolico, e siamo a nostra volta seguiti da giornali e agenzie nazionali.

Ancora, siamo su Instagram, per cui studiamo e creiamo contenuti ad hoc, negli ultimi mesi con l’apporto di Cecilia Marchi, una tirocinante della facoltà di Comunicazione dell’Università di Parma.

E per chi ama gli ascolti senza obbligo di guardare c’è SoundCloud, con registrazioni di omelie e interventi del Vescovo e piccole rubriche; io stesso tengo la rubrica quotidiana “Pensieri a voce alta”, in cui in meno di un minuto commento una notizia di attualità, anche con ironia. E altro verrà…

Avete un’équipe che si occupa solo dell’edizione digitale o la figura del social media manager?

No, anche per motivi di budget: è tutta la redazione che si forma per gestire i vari ambiti della comunicazione e dell’informazione.

Siamo convintamente multimediali, senza mai perdere di vista la centralità della carta stampata.

Ciascun elemento è versatile, riuscendo a lavorare in modo alternativo ora sull’impaginazione del giornale ora sull’aggiornamento delle news, ora su servizi fotografici o video.

Ogni fatto che seguiamo può essere così offerto come testo, immagine, audiovisivo, aperitivo social… eccetera!

Da quanto tempo collaborate con gli studenti?

Da diversi anni. Abbiamo ospitato e ancora accogliamo periodi di stage con studenti delle scuole superiori, anche per l’alternanza scuola-lavoro, e poi diversi tirocini universitari.

In redazione ne siamo molto soddisfatti: i giovani apportano sempre nuove idee, soprattutto nel mondo della comunicazione digitale.

Qual è il vantaggio di operare su tanti social network?

I social permettono molte interazioni, che sono mediamente piacevoli ma vanno monitorate e moderate, perché una parte degli utenti tende a volte ad andare fuori tema o sopra le righe.

Talvolta postare un contenuto di fede può essere oggetto di denigrazione, ma tenere aperto un dialogo, anche solo una provocazione, è molto importante: a volte basta una bella foto ad attirare l’attenzione su una pagina di Vangelo.

E ci sono centinaia di persone che ci contattano via social o tramite la messaggistica istantanea con il nostro numero WhatsApp. Ad esempio, in moltissimi hanno risposto attraverso questo canale al nostro concorso dei presepi nelle case, che si è riveltato un successo ben al di là dei confini diocesani.

Si può dire che non avete un pubblico fisso?

Direi che il pubblico de La Libertà è sicuramente molto numeroso, variegato e con interessi diversi: c’è l’affezionato abbonato, che legge il giornale dalla prima all’ultima riga tutte le settimane, e chi seleziona solo alcuni contenuti online, e poi un numero di corrispondenti o aspiranti collaboratori che con la pandemia è cresciuto oltre la nostra possibilità di accoglierlo.

Tramite la “nostra” comunicazione – penso oltre che ai social anche ai programmi che realizziamo per la televisione – vengono raggiunte ogni giorno tante persone che non vanno in chiesa, che magari leggono solo un titolo che le colpisce, ma si fanno un’idea del magistero episcopale o di quel che accade nella Chiesa, universale e locale… Comunicazione e missione, dice la CEI: non è poco.

Nell’ultimo anno il fattore “pandemia” ha influito sul numero di lettori della versione digitale?

Ha influito moltissimo soprattutto sullo streaming, aumentando l’utenza di YouTube, specie durante il primo lockdown, quando le Messe con il popolo erano state sospese.

Circa l’edizione digitale del giornale abbiamo fatto la scelta di renderla accessibile con forme scontate, e abbiamo riscontrato un incremento di lettori digiali. Ma abbiamo anche dei “cartacei di ritorno”, che affiancano alla app de La Libertà la ricezione del giornale a casa, dove è più facile condividere con i familiari gli articoli che più piacciono o che fanno discutere.

Quali le prospettive o i progetti futuri?

Il settimanale diocesano da quest’anno è passato al “full color” e propone, a prezzo invariato, più qualità e contenuti, penso ai supplementi “Per te canterò” con l’IDML o al libretto sulla Via Crucis diffuso in Quaresima, ma anche alle tante rubriche che aiutano a spaziare.

La forza de La Libertà rimane legata ai suoi lettori e alla struttura redazionale del giornale, che sostiene anche la spinta alla trasformazione digitale e social. Il piano editoriale è di medio periodo, tre-cinque anni.

L’obiettivo che ci siamo dati per il 2021 è quello di rinnovare le dotazioni informatiche di cui disponiamo, dal server ai pc per redattori e studenti: è un passo necessario, considerato il prevedibilissimo aumento di prodotti audiovisivi “on demand”, per cui occorrono memorie informatiche sempre più potenti.

A Dio piacendo, vorrei arrivare a digitalizzare tutto l’archivio del giornale, che esce dal 1952, a beneficio di storici, ricercatori e studenti: se uno sponsor sta leggendo… il mio ufficio è aperto su appuntamento!

Ma come vedi il futuro del giornale?

Per i prossimi quattro anni, oltre non mi spingo con le predizioni, vedo un futuro attivo e tutto sommato sereno: mi aspetto una riduzione degli abbonati cartacei a favore degli abbonati digitali o al sito.

Non tralasciamo la ricerca di nuovi partner per inserzioni pubblicitarie, appoggiandoci a quella parte di mercato che crede nel nostro lavoro, sapendo che dovremo essere sempre più capaci di amministrare oculatamente le risorse finanziarie a disposizione.

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Quella che emerge dal quadro fornito da Edoardo Tincani è una realtà interessante e articolata. Proibito adesso affermare che La Libertà è, semplicisticamente, il giornale diocesano da sfogliare e leggere.

L’offerta dell’informazione si è ampliata, differenziata, digitalizzata; viene usata ogni tipo di risorsa, dalle immagini al video, ai podcast, all’infografica, utilizzando web e social, con un lavoro quotidiano che aggiorna in tempo reale i lettori. è straordinario come una piccola redazione riesca a star dietro a tutta questa roba.

Di certo non ci si annoia, ma questo gruppo, coordinato dal direttore, si dimostra capace, competente ed efficiente. Il giornale come oggetto, nella sua versione tradizionale, rimarrà per un certo tipo di pubblico che ha un po’ di tempo e non rinuncia al gusto di “sfogliare”.

“Bisogna però cercare di aprire tutto senza chiudere nessuna porta”, come afferma salutandomi Edoardo.


Mario Colletti


(da La Libertà numero 13 del 31 marzo 2021)

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