agosto 31, 2021

Viva il "filòs"

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Saluto con grande favore, attraverso una breve introduzione “last minute”, questa pubblicazione saggiamente pensata dai familiari in occasione dei primi ottant’anni di Giuliano Lusetti. A proposito di legami e di tradizioni, l’autore degli scritti qui raccolti fa parte da lungo tempo della vasta famiglia del settimanale cattolico La Libertà, sia come lettore assiduo che come prezioso collaboratore; in questo 2021, ad esempio, il nostro sta guidando il pubblico del periodico diocesano alla (ri)scoperta degli ambienti della casa colonica di una volta. Io stesso poi ho avuto la fortuna di incrociare la vivace comunità cristiana di Villa Aiola, di goderne la generosità sorridente e operosa, ricevendo così l’opportunità di conoscere più da vicino l’humus che ha reso feconda la penna del festeggiato.

In queste pagine ritrovo una parte dei racconti e delle immagini d’epoca che Giuliano ha condiviso in un recente passato con la platea de La Libertà, tuttavia rileggendo qua e là mi sono tornati alla mente anche aneddoti e personaggi protagonisti di altri suoi testi pubblicati sul settimanale, spesso a puntate che coprivano un’intera annata “bucolico-pastorale”.

Giuliano Lusetti è un narratore nato, quasi un cantastorie. Un uomo entusiasta, che tesse le lodi del Signore della vita con animo simile a quello dell’antico salmista, capace ogni giorno di meravigliarsi per le bellezze della natura, per il rinnovarsi delle stagioni e delle generazioni, riconducendo a Dio la paternità di questo spettacolo che non ci siamo meritati ma che ad ogni alba si dispiega davanti ai nostri occhi. Di ritorno da un periodo di vacanza, nel pieno dell’estate, è forse più facile riconoscere la gratuità dei doni di cui ciascun elemento del cosmo è portatore, che si tratti dello straordinario aspetto di un mare o di un monte osservato in viaggio, di una stella cadente intravista nella volta celeste, o del solito animale domestico che ci consola con la sua sorniona fedeltà; ma tra qualche settimana già so che il mio orizzonte si sarà appiattito all’altezza del computer sulla scrivania dell’ufficio e delle stanze di casa, in città. Invece Giuliano mostra la capacità di mantenere uno sguardo “sistematicamente” francescano e riconoscente sulla casa comune che ci ospita. È una dote non solo contemplativa, la sua, ma in qualche modo formativa.

Nei testi di Giuliano l’amore per il mondo rurale, con le sue abitudini e i suoi valori, è infatti un tutt’uno con la cultura del creato e con il dovere dell’educazione ambientale, nello spirito dell’enciclica Laudato si’. Ricordo con particolare piacere gli episodi dedicati da Lusetti, qualche anno fa, al contadino Francesco e alla sua siepe: erano pieni di consigli, oggi diremmo di buone prassi, e dalla lettura non traspariva tanto la nostalgia per un mondo lontano quanto lo spirito costruttivo e in un certo modo didattico rivolto senza presunzione alle giovani generazioni.

Quando i miei figli erano più piccoli si incantavano a guardare la “Melevisione”, un programma della tv per ragazzi che raccontava le vicende di un fantabosco popolato di creature magiche. Ecco, le narrazioni di Giuliano esercitano un’attrazione simile, che rilancia il fascino del “filòs” di rurale memoria: con un non trascurabile “plus”, tra l’altro, perché - a differenza delle fiabe – le sue storie sono spesso animate da personaggi reali e veicolano un patrimonio anche locale, espresso in modo impareggiabilmente sintetico dal dialetto. In questo senso è auspicabile una diffusione di questi racconti di Giuliano Lusetti anche al di fuori della cerchia dei conoscenti, in un’epoca che sembra scoprire – chiamandola inutilmente “storytelling” – un’arte antica e ben più aggregativa dei cosiddetti “social”, un’arte genuina per fare comunione attorno al magnetismo della parola, in un’unica famiglia, tra persone di tutte le età.

Se, per le già esposte ragioni, ho avuto modo tante volte di apprezzare il Lusetti narratore, una novità, per me, è stata accostarmi alle sue poesie. “Stolto è colui che cammina senza voltarsi indietro, smarrirà tosto la sua meta e il suo passo cederà all’inciampo”, scrive Giuliano in “Speranza”. È solo un assaggio, una pillola di sapienza sull’importanza di saldezza delle radici, che garantirà frutti maturi anche domani. Grazie, Giuliano, per le tue parole: dirti “buon compleanno” non è solo un augurio, ma… una constatazione: il raccolto è buono ed è abbondante: insieme ne rendiamo grazie al divino Creatore e all’evangelico Seminatore.


Nota: il 27 agosto 2021 Giuliano Lusetti ha compiuto 80 anni. Per l'occasione i familiari gli hanno regalato una raccolta di suoi testi, racconti e poesie, intitolata "La ca' rosa". A me, come direttore del giornale con cui Giuliano collabora da molto tempo, hanno chiesto un'introduzione, che pubblico qui sopra.

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