maggio 27, 2020

Diario di casa mia - Inizia la no-vida

In casa c’è già stata una prima vittima della ripartenza. È la vecchia Fiat Punto che dorme in strada, negli stalli blu appena profumatamente rinnovati alla cassa comunale: alla fine del lockdown, nel primo giro voluttuario senza più autocertificazioni al seguito, la sua frizione mi ha lasciato improvvisamente in mezzo a un incrocio, altro che ripartenza. Con mani frementi ma igienizzate ho digitato il pin del bancomat dinanzi al conducente del carro attrezzi, dopo aver proferito solo tre parole alla vista del lauto addebito (“POS mia creder”), in attesa di saldare l’autofficina, il che provocherà una nuova, violenta frizione al conto familiare.

Con te, caro Diario, sarò sincero: mi aspettavo molta più energia, da me stesso, in questa fase due. Pensavo che per festeggiare sarei tornato tutti i giorni a prendere brioche e caffè al bar, invece spesso è già molto se al mattino bevo un latte solo parzialmente stremato.

Immaginavo di rivedere mezzo mondo e di abbuffarmi di saluti, invece mi trovo a improvvisare goffi cenni al posto di strette di mano e abbracciatone, ancora bandite, e soprattutto tra mascherine e occhiali da sole riconosco in media il 5% delle persone che incrocio per strada, in un imbarazzo che è sempre reciproco. Ecco, diciamo che la produzione di gaffe è ripartita alla grande. Sognavo anche di dare un calcio, virtuale ovviamente, a tutti i piazzisti della DAD e delle piattaforme digitali che, come promesso dal loro nome, sono capaci di appiattire ogni forma di intelligenza umana. Invece... videochiamate impreviste e meeting online spuntano ancora come funghi dopo la pioggia, mentre qua e là tra le nostre abituali stanze si trascinano stanche videolezioni - senza nemmeno poter urlare la soddisfazione che tanto saranno le ultime, perché non si sa - e nel frattempo già scorrono i titoli di coda su un anno scolastico che sarà ricordato per aver fatto piangere più gente di “Via col vento”.

Se nei prossimi giorni non registreremo altri guasti al parco macchine (ma ora che l’ho scritto, la statistica dice che sono probabilissimi), credo che presto potremo prenotare anche un tavolo al ristorante, e togliere un altro cellophane a quell’oggetto misterioso chiamato normalità. Stando bene attenti, se ci muoveremo a piedi tutti e sette, a non prenderci una multa come potenziali fomentatori della movida. Per ora, nel tentativo di tornare a vivere, è tutto piuttosto strano: assomiglio ad un tifoso che assista al gol della sua squadra ma sieda nella curva avversaria. E questa specie di esultanza repressa o comunque sotto controllo, diciamocelo, non è poi quella gran bella sensazione.


(da La Libertà numero 21 del 27 maggio 2020)

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