giugno 03, 2020

Diario di casa mia - Gnockdown estivo

Pur avendo mantenuto sulla carta i convenzionali tre mesi di distanza dalla primavera, l’estate ha riaperto prima del previsto, in questi giorni di sudori sotto le mascherine, di pagelle mestamente consegnate via Google, di foto di classe assemblate con Photoshop, di cene e saluti di fine anno scolastico sostituiti da ritrovi semiclandestini e parziali, nell’orribile mutazione uscita dall’incrocio delle norme anti-virus con quelle pro-privacy. Eppure c’è da scommettere che anche questo quadrimestre onestamente poco da ricordare conserverà un che di memorabile per gli studenti. Andando un po’ sgomenti incontro al caldo padano, mancano ancora tante abitudini a cui si era affezionati. Le feste, ad esempio. Ho parlato con lo storico animatore di una sagra di campagna che conosco e mi ha spiegato il gnockdown: per ora lui e gli altri volontari non potranno vendere i consueti 50.000 pezzi giornalieri di gnocco e singhiozzando ha dovuto ammettere che stavano meglio quando stavano fritti.

A i centri sociali non va meglio: non possono praticare giochi da tavolo e alla domanda di quei soci indecisi che a briscola ti chiedono sempre quali carte devono buttare,

l’invariabile risposta oggi è: tutte. Usa e getta. Perfino scopa è stato ritenuto un gioco troppo poco igienizzante.

Pensare che sono ammesse gradazioni alcoliche anomale per questa stagione, perfino superiori a quelle della vodka, ma in compenso la mescita avviene sulle mani ed evapora subito, non c’è gusto. Una notte che rientravo a casa tardi ho visto dei tifosi di Casadei che affiggevano ai bordi delle piste da ballo vuote degli striscioni rudimentali con scritto #andràtuttoLISCIO.

La paura dell’assembramento ci perseguiterà ancora a lungo, insieme a quella per gli assistenti civici promessi dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie: i controllori troppo zelanti non sono mai piaciuti, infatti la gente li Boccia.

Peggio ancora che ai pensionati è andata però ai bambini. Ho faticato a spiegare a mia figlia di dieci anni perché l’altalena del parco sia rimasta in quarantena molto più a lungo del tavolino degli aperitivi frequentato dalle sorellone; le ho detto che aveva ancora il nastro rosso perché si era scotchata come il papà, ma lei non ha riso.

Per consolarla, le ho promesso che se vuole, subito dopo una colazione con latte, cacao & sedativo, presto potrà anche andare al grest con un’élite di amici. E magari uno dei prossimi pomeriggi l’accompagnerò anche in una delle piscine aperte in un comune limitrofo: devo solo avere il tempo di noleggiare due tute da palombaro per poterci immergere nei nostri regolari quattordici metri quadrati d’acqua.


(da La Libertà numero 22 del 3 giugno 2020)


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