giugno 10, 2020

Diario di casa mia - Giocati a DAD

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Adesso che ha prevalso la Region di Stato e i confini sono riaperti, ognuno continuerà a cercare spiegazioni a tutto ciò che è successo dove più gli aggrada, attingendo da Fontana, che versa acqua lombarda sul fuoco, o magari dal piemontese Cirio, che invita a ricordarsi del passato. Per un virologo un po’ Pinocchio che all’inizio, tanto per fare l’infl uencer, diceva che si sarebbe trattato solo di un raffreddore, ci sarà sempre uno Zangrillo parlante che sui possibili rimbalzi sbugiarda il Comitato scientifico. Ma per il resto a chi credere? Virus o falsum? E soprattutto cosa aspettarsi per il futuro?

A casa mia ho deciso di tenermi strette tutte le perplessità dell’ultimo periodo, soprattutto l’alea di una scuola giocata a DAD. Speriamo che l’anno prossimo per fare i compiti in classe bastino i fogli, ché di protocollo sinceramente se n’è avuto abbastanza. La conclusione dell’anno scolastico è stata tristissima esattamente come ce l’eravamo immaginati. Era così inammissibile che almeno gli studenti arrivati alla fine del loro percorso, triennale o quinquennale che sia, potessero tornare in classe? Avrebbero salutato degnamente se stessi, gli insegnanti e quel loro caro contenitore, chiamato Scuola esattamente come il Decreto pubblicato con perfetto tempismo quando ormai era tardi per aiutarli. Anche se giorni, spazi e distanziamenti ci sarebbero stati, la risposta a questa non trascurabile domanda per tre mesi è rimasta sempre e cocciutamente “no”, per via dei banchi di nebbia che riempiono le stanze dell’Istruzione centrale e dell’aumento delle distanze tra i neuroni. Nel frattempo anche i giocatori di pallone hanno potuto ripartire, con il calcio minuto per minuto che ci assilla, ma gli allievi tradizionali dovevano attendere: i vecchi istituti sono sicuramente rimasti luoghi infetti, per carità, meglio riabbracciarsi fuori, magari in un bel flashmob in piazza, che è più da gggiovani.

Ora resta da recitare l’ultima farsa: gli esami con rito abbreviato e probabile patteggiamento. Per tutti gli altri alunni da scrutinare, in ossequio al principio costituzionale per cui l’Italia non è un paese per meritevoli, i geniacci del Ministero hanno inventato la valutazione formativa, un buono sconto che può essere speso immediatamente, anche da chi si è dimostrato bravo nel copiare durante le video-prove. Se la Google-didattica fosse un pc, mi verrebbe da dire che il comando

da impartire alla fine di questo strazio sarebbe “arresta il sistema”. Un modo informatically correct per dire “A mai più, grazie”. So solo che se rinascessi deMIURgo, fra i ragazzi e la DAD erigerei su una barriera divisoria di plexiglass infrangibile. A prova di martello e di M’azzolina.


(da La Libertà numero 23 del 10 giugno 2020)


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