luglio 09, 2020

Diario di casa mia - Mutazioni uomo-virus

Ho ancora un po’ paura a pronunciarla, ma la parola “ferie” - forse, sembra - sta per materializzarsi anche quest’anno. Tutto è ancora diverso dal solito, ci vuole calma. E gesso: come quello che mio figlio quindicenne ha deciso si sfoggiare dopo essersi rotto il perone destro giocando a basket con gli amici - nel campetto riconquistato e subito riperso - regalando così alla famiglia l’emozione di un avvio di vacanza con stampelle. Ci vuole calma pure nei negozi, dove la frase che sento più spesso non è tanto “buongiorno/buonasera” ma piuttosto “chi è l’ultimo?”, come se fossimo tutti pazienti dello stesso dottore.

La città è tornata rumorosa come prima. L’altro giorno, ad Albinea, per strada è passato un corteo di daini, caprioli e leprotti: manifestavano per difendere i loro spazi e chiedere di ripristinare il nostro confinamento nelle case.

Noi esseri umani invece, nel caldo di questa fase tre, già ci prepariamo alla fase quattro: scatterà il giorno in cui il numero dei virologi supererà quello dei tamponi positivi.

Nel frattempo il virus è diventato una moda. In radio passano già i tormentoni prodotti ad arte (arte si fa per dire) per essere pandemically correct: per almeno tre mesi colpiranno violentemente le nostre orecchie, prendendoci alla sprovvista, e non ci sarà vaccino che tenga. E già mi vedo le signore scegliersi il “trikini” dagli ambulanti della spiaggia per coordinare la mascherina griffata con il due pezzi. Già, i gusti del momento… Ricordo che, ancora durante il lockdown, una sera mi è capitato di uscire sul terrazzo per schiarirmi la voce e di vedere i dirimpettai imbracciare una chitarra perché credevano che volessi cantare unendomi al flashmob di condominio, così, come se niente tosse.

Ma molto di più della mutazione del virus in una tendenza di mercato, mi preoccupa la sua trasformazione in un pretesto di comodo. Ad esempio quando al bar di fronte a casa mia hanno saputo che è consentito salutarsi alzando il gomito, i consumi di birra e vino sono aumentati a dismisura. Oppure mi è successo in stazione di trovarmi non abbastanza distante da un uomo che nell’arco di un’ora si sarà igienizzato le mani tre volte, ma a giudicare dalla qualità dell’aria nei pressi non lavava le ascelle da circa una settimana. Infine c’è pure il virus utilizzato come alibi: è la versione che in questi giorni sfrutto anche io dopo che mi sono provato i jeans e i boxer da mare che portavo l’estate scorsa e ora sono diventati troppo stretti… purtroppo nel mio guardaroba – come d’altronde avevo previsto - #nonandràtuttobene, sicché dovrò lasciare fuori dalla valigia vari indumenti e andare a comprarmi qualcos’altro, almeno finché deciderò di mantenere la distanza di sicurezza dalla dieta.


(da La Libertà numero 26 dell'1 luglio 2020)

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