agosto 10, 2020

Diario di casa mia - Tra lido e nido

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Durante le ferie, avendo tempo per leggere i cartelli fai-da-te, mi sono accorto che il virus ha intaccato pure lessico e sintassi. Più d’una volta ho trovato scritto nei pubblici avvisi che erano vietati gli assemblamenti: ho pensato che al mare la regola valesse soprattutto per le signore in due pezzi, che cioè dovessero presentarsi in spiaggia già assemblate da casa, ma il quesito è rimasto senza risposta, e perdonerete se indugio su fatti di costume. Osservo che in questi giorni il paesaggio umano va soggetto a dissociazioni quasi schizofreniche: in vacanza movida e grupponi in libertà, nelle aule didattiche ancora chiusura e gruppetti banditi.

È così che in famiglia abbiamo partecipato alla laurea triennale della figlia maggiore in questo clima di incertezza (sarà per questo che lei parla di Uni- Bo?): proibito ancora a luglio radunare in ateneo un drappello di parenti e amici, pur motivati a mascherina, turni e distanziamento; l’evento si svolge solo online, tra le pareti domestiche, mentre i laureandi alla vigilia si scambiano i link per assistere, anch’essi contingentati, come fossero le ultime chewing-gum rimaste nell’astuccio.

Il giorno convenuto passo in poche ore dal lido al nido: a mezzogiorno sono ancora davanti alla toilette dello stabilimento balneare ad aspettare che la figlia più piccola sbrighi le sue pratiche, all’una e mezzo viaggio con prole in autostrada e alle quattro siedo nell’improvvisata sala “magna” di casa nostra – tutti a fare sipario alla ragazza intorno a un computer portatile - non prima di aver messo in fresco una bottiglia per il brindisi e di essermi infilato camicia e pantaloni lunghi per darmi un contegno consono.

Il rituale procede come da programma fino alla proclamazione della dottoressa in lingue estere. Bravissima, mentre io se potessi strapperei una rapida laurea in linguacce da esibire al Miur. Mi sto rallegrando con me stesso per aver saputo controllare le mie emozioni, quando incrocio la foto di mia madre sul pianoforte; in un attimo vado con il pensiero al giorno della mia laurea, ventidue anni fa, sempre di luglio, quando a guardarmi discutere la tesi in Economia e Commercio in quel di Parma, oltre alla mamma - oggi spettatrice a distanza quasi quanto noi, credo però con meno patemi di connessione - c’era già anche lei, la neo-laureata, che allora doveva ancora compiere un mese di vita e stava in braccio a mia moglie, sul cui tailleur bianco pochi minuti prima aveva rilasciato una scia marroncina fuoriuscita non si sa come dal pannolino. E lì, davanti alla ruota della vita che gira, mi commuovo sempre. Penso che in fondo anche la memoria procede per assemblamenti, e che non ho alcuna voglia di vietarli.


(da La Libertà numero 27 del 27 luglio 2020)

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