maggio 04, 2021

Meditare, argine al vuoto

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Ho seguito come un vero ammaestramento le catechesi di Papa Francesco dedicate alla preghiera; le catechesi sono state trasmesse il mercoledì in diretta streaming dalla Biblioteca privata del Palazzo apostolico nell’ambito delle udienze concesse dal Santo Padre.

Anche lo scorso 28 aprile Francesco si è soffermato su un particolare aspetto, la preghiera di meditazione, una “dinamica umana” che serve per riflettere e ritrovare noi stessi. Soprattutto nel vorace mondo occidentale – ha detto - si cerca la meditazione perché essa rappresenta un argine elevato contro lo stress quotidiano e il vuoto che ovunque dilaga… “Ecco, dunque, l’immagine di giovani e adulti seduti in raccoglimento, in silenzio, con gli occhi socchiusi… Ma cosa fanno queste persone, possiamo domandarci? Meditano. è un fenomeno da guardare con favore: infatti noi non siamo fatti per correre in continuazione, possediamo una vita interiore che non può sempre essere calpestata”.

Per un cristiano, ha esordito il Papa, “meditare è cercare una sintesi: significa mettersi davanti alla grande pagina della Rivelazione per provare a farla diventare nostra, assumendola completamente. E il cristiano, dopo aver accolto la Parola di Dio, non la tiene chiusa dentro di sé, perché quella Parola deve incontrarsi con ‘un altro libro’, che il Catechismo chiama ‘quello della vita’. È ciò che tentiamo di fare ogni volta che meditiamo la Parola”.

È vero che la pratica della meditazione è molto nota in tutte le religioni e che vi si rifanno anche persone che non hanno una visione di fede dell’esistenza; ma nel contesto della nostra fede c’è una specificità: il cattolico non si mette in ricerca del nucleo più profondo del suo io – il che è comunque lecito, si capisce – ma “cerca un’altra cosa: la preghiera del cristiano è anzitutto incontro con l’Altro, ma con la A maiuscola, l’incontro trascendente con Dio. Se un’esperienza di preghiera ci dona la pace interiore, o la padronanza di noi stessi, o la lucidità sul cammino da intraprendere, questi risultati sono, per così dire, effetti collaterali della grazia della preghiera cristiana che è l’incontro con Gesù. Meditare è andare all’incontro con Gesù dentro di noi”. Di preferenza, pertanto, la preghiera cristiana si sofferma a meditare i misteri di Cristo, che “è sempre in relazione con noi” e “non c’è aspetto della sua persona divino-umana che non possa diventare per noi luogo di salvezza e di felicità”.


Bergoglio ha spiegato che ogni momento della vita terrena di Gesù, attraverso la grazia della preghiera, può diventare a noi contemporaneo: “Grazie allo Spirito Santo, la guida, anche noi siamo presenti presso il fiume Giordano, quando Gesù vi si immerge per ricevere il battesimo. Anche noi siamo commensali alle nozze di Cana, quando Gesù dona il vino più buono per la felicità degli sposi”, ha esemplificato. E così, sulla stessa lunghezza d’onda, nella preghiera anche noi siamo il lebbroso purificato, il cieco Bartimeo che riacquista la vista, Lazzaro che esce dal sepolcro… Anche noi siamo guariti e risorti, perché la preghiera con la guida dello Spirito ci porta a rivivere i misteri di Cristo e a dire: “Signore, abbi pietà di me”.

Il Papa ha parlato anche dei metodi di meditazione cristiana: “alcuni molto sobri, altri più articolati; alcuni accentuano la dimensione intellettiva della persona, altri piuttosto quella affettiva ed emotiva. Sono metodi: tutti sono importanti e degni di essere praticati, in quanto possono aiutare l’esperienza della fede a diventare un atto totale della persona: non prega solo la mente, non prega solo il sentimento, prega tutto l’uomo, il totale della persona. Gli antichi solevano dire che l’organo della preghiera è il cuore, e così spiegavano che è tutto l’uomo, a partire dal suo centro, il cuore, che entra in relazione con Dio, e non solamente alcune sue facoltà”.

Tutti i metodi, ha concluso, sono vie da percorrere per giungere all’incontro con il Signore, ma non sono la meta, perché “se ti fermi nella strada e soltanto guardi la strada, mai troverai Gesù. C’è Gesù che ti attende, e lo Spirito Santo è la strada per portarti a Gesù”.


(da La Libertà numero 18 del 5 maggio 2021)

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