17 febbraio 2024

Intelligenza Artificiosa

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C’è un che di insincero, di artificioso appunto, nella lentezza con cui le organizzazioni internazionali stanno (non) regolamentando l’Intelligenza Artificiale. Dorme l’Onu, sonnecchia l’Ocse, G7 e G20 rilasciano le solite dichiarazioni dilatorie. L’Unione Europea, va detto, è stata brava: nel dicembre scorso il Consiglio e il Parlamento Europeo hanno trovato un accordo provvisorio su una proposta di norme europee in materia, il cosiddetto AI act, che potrebbe essere operativo nel 2025 e costituire uno standard di ispirazione globale. Il testo vieta, per esempio, l’estrazione di immagini facciali dal web o da filmati di telecamere a circuito chiuso e la categorizzazione biometrica per ricavare dati come l’orientamento sessuale o le convinzioni religiose. La sfida di normare l’AI è multidisciplinare, coinvolgendo aspetti non solo tecnologici, ma anche politici, etici, economici e legali.

Si nota un attrito: l’omogeneità sostanziale degli Stati proponenti (come nel caso della UE) gioca a favore dell’adozione di regole più stringenti, mentre l’ampiezza della platea tende ad allentarle, quindi a renderle meno efficaci. Di certo c’è solo che l’attesa di queste norme aumenta ogni giorno che passa il potere dei grandi gruppi multinazionali che perseguono solo i loro profitti. E temo che capiterà con l’AI quello che è già accaduto con i motori di ricerca, i social e gli spot online, territori in cui i pollai sono stati recintati quando le galline (dalle uova d’oro) erano già state razziate dalle volpi digitali.