21 febbraio 2024

Oggetti svampiti

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Sono sempre di più le cose che ci abituiamo a dismettere per capriccio o perché malfatte. Basta guardare la velocità con cui i giovani cambiano il telefono credendo alle promesse del nuovo modello sul mercato, oppure il proliferare di app per rivendere gli abiti non più graditi: è vero che quei vestiti vengono rimessi in circolo per il piacere di qualcun altro, ma dietro c’è un meccanismo compulsivo che genera altri acquisti, piuttosto che indurre a parsimonia.

Le sirene del consumo di oggetti usa e getta sono così forti che forse ormai ci hanno assordato. Ed è un po’ colpa nostra, non solo della tecnologia. Anzitutto, dovremmo smetterla di focalizzarci sulle novità - le nuove indispensabili funzioni dell’elettrodomestico, le prestazioni imbattibili e via con l’enfasi retorica - e preoccuparci di più e prima della manutenzione e della cura. E poi, come parametro qualitativo, torniamo a valutare la durevolezza, non solo il prezzo o l’ineludibile “finanziamento”.

Un’esperienza personale di innovazione peggiorativa l’ho vissuta quando ho comprato l’auto nuova; dopo soli due mesi la batteria di fabbrica si è scaricata di colpo, senza alcun preavviso, con il risultato di chiudermi fuori dalla macchina perché tutto è tecnologico: impotenza e prigionia. La soluzione? Carroattrezzi e sostituzione della batteria, coperti da garanzia, certo, ma… avrei fatto volentieri a meno di questa trafila: la vecchia macchina mi parlava di più e ci capivano meglio.

Se c’è una cosa da buttare è il falso mito del “nuovo è meglio”: è già durato troppo!