29 febbraio 2024

Le cose che non ti ho scritto

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I linguisti sono concordi. L’analisi degli elaborati scritti degli studenti, dall’università in giù, dà le stesse conferme: la costruzione di testi argomentati e complessi è in crisi e a farla soffrire è la consuetudine a digitare messaggi o a lasciare note vocali sul telefono. Una delle conseguenze più spiacevoli, almeno per gli amanti della grammatica, è che il buon vecchio punto è ormai in via di estinzione; al suo posto impazzano le file di puntini di sospensione, gli esclamativi e gli interrogativi seminati un po’ a caso. Nella forma preferita dai giovani, lo stampatello la fa da padrone e ancora di più il meme o gli adesivi multimediali sembrano poter dire più delle parole: sarà così? Poi c’è il capitolo del lessico: certamente globale, con tanti anglicismi presi dal linguaggio dei video di TikTok o di YouTube e dai giochi online, ma altrettanto banale e ripetitivo; da un lato si registra un impoverimento del glossario di base e dall’altro un innesto frenetico di parole di moda che raramente resistono al passare delle stagioni: se “Ferragnez” e “petaloso” escono di scena, entrano i modi di dire dialettali della serie “Mare fuori” o dei fumetti di Zerocalcare.

Nessun esperanto all’orizzonte: è ancora l’inglese a (de)formare i nuovi verbi, da scammare a killare. Sarà bene che la scuola continui a distinguere contesti, registri e stili, altrimenti anche il foglio bianco, compreso quello protocollo, si trasformerà nella versione in bianco e nero della chat, solo un po’ più noiosa.