settembre 13, 2022

Una Porta aperta a tutti

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Il Santuario della Beata Vergine della Porta di Guastalla, in via Piave, ha dischiuso il suo splendore nel pomeriggio di domenica 11 settembre 2022, dopo undici anni dalla sua chiusura. E quando il vescovo Giacomo ha aperto il portone d’ingresso e i fedeli, assiepati tra il sagrato e la strada, ha visto di nuovo l’immagine miracolosa della Madonna che sovrasta l’altare nel tempio rimesso a nuovo dai sapienti restauri, l’applauso è scattato spontaneo e fragoroso. E c’è già un miracolo che accompagna questa riapertura: è la presenza, come custodi del tempio, di suor Letizia e suor Vincenza, delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.

Per il ritorno al culto della Madonna della Porta la comunità di Guastalla si è presentata puntuale alla festa, con il sindaco Camilla Verona e il comitato per il restauro coordinato da Stefano Storchi. Oltre al loro saluto, il momento introduttivo che ho coordinato dalla strada prospiciente ha registrato gli interventi dell’architetto Angelo Dallasta, direttore dell’Ufficio diocesano Beni culturali, del consigliere regionale in Emilia-Romagna Andrea Costa e di monsignor Morandi.  Tra le autorità sedevano anche il questore Giuseppe Ferrari, il prefetto Iolanda Rolli, il vescovo emerito Massimo Camisasca, che ha fortemente voluto il ripristino della chiesa, il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, colonnello Andrea Milani, il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Guastalla Luigi Regni.

Quando poco dopo le 17 la processione d’ingresso, accompagnata dal suono delle campane, si è fermata sulla soglia del Santuario e il portone si è spalancato, è iniziata solennemente la liturgia eucaristica. In chiesa è stato don Nildo Rossi a tenere l’intervento iniziale: da trecento anni – ha detto il parroco – la fede dei guastallesi e di tanti fedeli del lungo Po, anche di altre diocesi rivierasche, ha onorato Maria Santissima come Porta della Città, quale protettrice e orientamento evangelico del vivere quotidiano.

Il vangelo proposto dalla liturgia (Gv 2,1-11) era quello dello sposalizio di Cana. Il vino ha un significato simbolico, ha commentato l'Arcivescovo: è sinonimo di gioia, e la gioia è una dimensione della fede, poiché esprime la certezza della presenza dell’Emmanuele. “Qualsiasi cosa vi dica, fatela!”: questa è la perenne testimonianza di Maria, assecondare ciò che Gesù ci dice. Anche i santi che compaiono insieme alla Beata Vergine della Porta nell’effigie miracolosa, san Francesco e san Carlo, ci trasmettono un insegnamento importante: la vera riforma della Chiesa parte dalla riforma di noi stessi. Una volta compreso questo, la grazia di Dio, come il vino a Cana, si dimostra sempre sovrabbondante. 

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