14 gennaio 2024

AI, il problema è l'uomo

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Nel rapporto tra l'uomo e le macchine, queste ultime intese nelle tante forme che assume l'Intelligenza Artificiale (AI per gli amici), il problema rimane sempre l'uomo. L'evento che abbiamo vissuto a Reggio Emilia nel pomeriggio del 13 gennaio 2024, con una marea umana riversatasi sulla sede del Dipartimento Educazione e Scienze Umane di UniMoRe (nella gallery alcune foto scattate da Giuseppe Maria Codazzi), purtroppo non tutta accoglibile nell'aula magna "Artigianelli", ha confermato che intorno al tema c'è un interesse generalizzato quasi spasmodico, che va di pari passo con l'inquietudine, non di tutti per il vero, per gli interrogativi etici connessi.  Questa non è la sintesi dell'incontro, che sarà pubblicata sul settimanale cattolico reggiano La Libertà, quanto piuttosto una risonanza del giorno dopo.

Come ha evidenziato la professoressa Rita Cucchiara i sistemi di AI non sono e non saranno mai perfetti, andando soggetti a errori, "allucinazioni" e opacità nella generazione di dati sintetici; ciò può comportare l'alterazione dell’informazione ma pure la produzione volontaria di "fake news".

Padre Paolo Benanti, che ha basato la sua esposizione sull'evoluzione storica dell'AI e solo poi sulle questioni etiche in gioco, ha dato un saggio degli effetti che le intelligenze artificiali (il plurale ormai è d'obbligo) possono avere su ambiti decisivi della vita sociale che vanno dalla ricerca scientifica per l'innovazione alla sanità, dalla trasformazione del mondo del lavoro all'educazione/formazione dell'opinione pubblica.

Dai relatori è emersa l'importanza di una "normatività" per queste tecnologie e del cooperare "insieme". Peccato che le innovazioni in materia di AI costino cifre da capogiro e che il potere di controllo, perfino sugli Stati, sia in mano a poche compagnie che, agendo da monopolisti del mercato globale, mettono in condizione di sudditanza i "consumatori" e acuendo il "digital divide".

Noi utenti, a nostra volta, per pigrizia, ignoranza o superficialità/faciloneria, rischiamo di delegare alle macchine di fatto l'uso del nostro cervello. E questo, come ha detto con efficace semplicità monsignor Giacomo Morandi concludendo l'incontro in spirito pascaliano e invitando a darsi il tempo di pensare, è il rischio maggiore che stiamo vivendo. 

E non parliamo di uno scenario o di una prospettiva, ma di una realtà già in essere e in vorticosa espansione. Ecco perché dicevo che tra uomo e macchina il problema è e sarà sempre l'uomo.

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