28 marzo 2024

Pienamente in nuce

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Quando ho tempo, leggo volentieri le pagine che gli studenti realizzano sui quotidiani: sono un modo per conoscere i temi che stanno loro a cuore e anche per tranquillizzarmi sul fatto che la scrittura viene ancora coltivata dalla nostra scuola. Noto però – sempre felice di venire smentito – una mancanza di prospettive. Un deficit che, peraltro, mi spiego benissimo: il riaffacciarsi di guerre e pandemie su larga scala ci dice che il mondo è diventato imprevedibile e che il sorridente concetto di futuro lineare, lusso che solo una parte del pianeta (tra cui la nostra) fino a ieri poteva permettersi, oggi è tramontato a ogni latitudine.

Mi spiego meno, se penso all’età degli studenti, la diminuita capacità di immaginare scenari alternativi, a volte persino la rinuncia a cambiare le cose. Ne do la colpa alla comodità di cercare tutto, individualmente, in un telefono e all’illusione di trovarvelo.

Credo che proprio la condizione di precarietà che viviamo e vediamo intorno a noi – quella finitezza che ci segna in quanto creature – costituisca un brodo di coltura formidabile per sognare prima e coltivare poi potenzialità inespresse: ragionamenti non omologati, forme di accettazione serena della realtà, modi per dare all’immaginazione un valore sociale. Abituati come siamo a guardare solo ciò che è già messo in luce (spesso da fari consumistici), mi piacerebbe che ci allenassimo tutti, studenti e “studiati”, a vedere meglio quello che è solo in nuce. Dandogli la possibilità che merita.