16 aprile 2024

Non si è mai fatto così

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L’epistemologia ha un problema. Possibile che, mentre soffiano venti di guerra mondiale e tutto intorno a noi ci parla di precarietà, incertezza e imprevisti, continuiamo a inseguire il mito della controllabilità e dell’esatta calcolabilità? Gli algoritmi e la diffusione dell’intelligenza artificiale non fanno che alimentare l’illusione che per la costruzione del nostro domani contino soltanto i saperi tecnici e le superspecializzazioni, con la (nauseante) prospettiva di allenare uomini e donne a pensare come le macchine, quindi incapaci di aprirsi all’indeterminato e di eccellere nell’astrazione. Invece ci sarà sempre più bisogno di una humanitas che dà una visione di sistema, che sa stare nella complessità, che valorizza la messa in discussione di schemi e processi decisionali piuttosto che la ricerca della perfezione tecnologica e l’assenza di errori, che cresce con la biodiversità delle correlazioni anziché con l’omologazione dei social.

Per cambiare significativamente il modo di ragionare e di approcciarsi alla realtà bisogna lasciarsi alle spalle il “si è sempre fatto così”. Tra l’altro appare sempre più evidente il paradosso delle tecnologie: mentre noi ne vorremmo di sempre più avanzate e integrate per programmarci al meglio e farci risparmiare ore della giornata, loro finiscono per assorbirci un sacco di risorse che non avevamo pianificato e di anche di tempo, che reinvestiamo per aggiornarle, ritoccare immagini e profili, darci a passatempi futili o invidiare vite altrui.