27 maggio 2024

Non è tempo per voi

nUWAhMyj76AlD3I4uSJSmmwx74ntaFVckF6kTdz5

Nel successo “Se stiamo insieme” Riccardo Cocciante canta: “E poi tornare qui, riprendere la vita dei giorni uguali ai giorni”. Ho pensato che il concetto dei “giorni uguali”, applicato nel brano a una coppia che deve riscoprirsi, esprime bene la parabola di tante professioni. Ho vissuto e praticato attivamente le proteste contro le prime aperture festive dei centri commerciali, ma oggi la precarietà dei contratti e la chiamata al lavoro nel tempo che i nostri padri consacravano al riposo e alla famiglia sono la regola. L’esito è che i giorni risultano in fondo uguali, interscambiabili, fungibili. Se allarghiamo lo sguardo al personale di tante imprese, la frammentazione tra epoche diverse ma non remote appare evidente nella pedissequa classificazione tra le generazioni degli ultimi decenni: dai traditionalist e dai (Baby) Boomer si passa ai Gen X, ai Millennial e ai Gen Z: così lavorano per la stessa causa persone entrate in azienda quando si comunicava con la posta interna e i fattorini, altre che hanno imparato a usare fotocopiatore & email, e i sostenitori del cloud che vivrebbero solo di “smart” senza mai stare in ufficio.

Il turbolento progresso tecnologico ha scavato distanze profonde nel modo di apprendere, di pensare e quindi di organizzarsi. A soffrirne è l’uso della memoria, abituata com’è (e sarà sempre più) a confidare nel digitale. E a smaterializzarsi, nell’indifferenza del tutto-online, è anche la concretezza del tempo. Limitato, a differenza delle offerte che escono dagli store.