03 giugno 2024

L'italiano neutralizzato

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Il dibattito culturale è sempre pronto, vorrei dire prono, a recepire con doveroso interesse le varie istanze afferenti alle teorie o all’ideologia (© Papa Francesco) del gender. Non fa eccezione la lingua, dove i generi grammaticali, maschile e femminile, sono sempre più percepiti come categorie opprimenti. Almeno a dare ascolto agli studi psico- e neuro- linguistici, secondo i quali anche il maschile non marcato (esempio: la legge è uguale per tutti i cittadini) viene comunque percepito come maschile e allora si devono mettere in atto strategie invasive. Si va dalla ricerca di soluzioni alternative (la legge è uguale per tutta la cittadinanza, per tornare all’esempio di prima), spesso coincidenti con reduplicazioni che evidenziano il femminile, recepite perfino dalle formule ecclesiastiche (confesso a voi, fratelli e sorelle) e fino qui restiamo nel sistema binario.

Ma poiché il fluido e comunque il non binario va di moda, le richieste di modifica più radicali sono quelle che mirano a rendere neutre le differenze tra maschile e femminile, attraverso espedienti come l’asterisco, lo schwa, la chiocciola o la u finale, che forse farà piacere ai fratelli sardi (e alle sorelle sarde, pardon). Trovate che però sono incompatibili strutturalmente con la nostra lingua, come se un plurisecolare bagaglio fonologico, morfologico e sintattico potesse essere gettato alle ortiche con un bottone della tastiera. Per parte mio auguro a simili soluzioni, di cuore, ogni pratico insuccesso.