17 giugno 2024

Algor-amletica

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L’allarme di Papa Francesco al G7 pugliese non ha bisogno di commenti: “Nessuna macchina dovrebbe mai scegliere se togliere la vita ad un essere umano”. In compenso, quando si tratta di compilare la lista dei valori da far recepire a un’intelligenza artificiale superiore, i commenti si sprecano e l’effetto nebbia è assicurato. Un documento vaticano sulla “algor-etica” stilato quattro lontanissimi anni fa e sottoscritto da alcune multinazionali dell’informatica stabilisce come cardini il principio di uguaglianza tra gli esseri umani e il dovere dell’aiuto reciproco. Il dilemma più gravoso è proprio quali linee etiche trasferire ai calcolatori dell’AI, dato che ricerca e innovazioni non sono mai neutre, ma soggette a influenze culturali e sociali. Ma poi, anche una volta definito il minimo insindacabile di principi per le macchine che ci supereranno in intelligenza, codificarlo in funzioni matematiche e insufflarlo nelle macchine è un processo tutt’altro che semplice e non privo di contraddizioni, come già Isaac Asimov ha dimostrato.

Forse, visto che almeno l’uomo socratico sa di non sapere, non è male che rallenti un po’ la sua corsa con le nuove specie di sapiens, siano esse personali o tecnologiche, hardware o software, allo scopo di comprendere meglio i problemi etici e realizzativi sul tappeto. Ecco, il dubbio è un ottimo valore da consegnare ai posteri, e non è detto che una percentuale di probabilità sia idonea a rappresentarlo a un robot in modo intelligente.