24 giugno 2024

La nuda falsità

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In un tempo non troppo lontano, per un giornalista l’immagine costituiva la prova regina di un fatto: la foto della cena tra due vip, per fare un banale esempio, dimostrava che quell’incontro si era verificato; che poi fosse un’istantanea rubata o diffusa ad arte, era una questione secondaria di fronte alla “nuda verità”. Oggi il problema della verifica è diventato drammaticamente complesso e si estende ben oltre la ristretta cerchia dei cronisti. La tecnologia ha ampliato la gamma del possibile oltre la nostra immaginazione e così, rendendo un servizio formidabile al nichilismo, trasforma il falso in verosimile e la privacy in pornografia. Di fronte alle manipolazioni di video e immagini, se il loro scopo è creare “vignette” satiriche o imbarazzanti, la prima reazione può essere un’ingenua ilarità. Ma oltre il 90% delle contraffazioni con l’intelligenza artificiale produce contenuti sessualmente espliciti, e il riso lascerebbe presto il posto alle lacrime non appena il meschino deep fake dovesse lambire noi o persone che ci sono care.

Due meste considerazioni: la prima è che l’utilizzo delle app che consentono di spogliarci e violentare la nostra intimità è ad oggi del tutto lecito, così come il consumo di simili “invenzioni” - e in parte lo smercio di deep nude - non ha ancora conseguenze penali. La seconda è un’amara verità: l’abuso dei social ci ha assuefatti al relativismo e alla ricerca di emozioni drogate, sicché ormai il “reale” puro e semplice ci interessa proprio poco.